Sistema contributivo e retributivo: come influiscono sull’importo della pensione

L’importo della pensione dipende in larga misura dal sistema di calcolo applicato: retributivo, contributivo o misto. Comprendere le differenze tra questi sistemi è fondamentale per avere aspettative realistiche sull’assegno che si riceverà al momento del pensionamento.

I tre sistemi di calcolo della pensione

Il sistema pensionistico italiano si basa attualmente su tre diversi metodi di calcolo, la cui applicazione dipende dalla data di inizio della carriera lavorativa del contribuente. La riforma Dini del 1995 (legge 335/1995) ha introdotto il sistema contributivo, ma ha mantenuto il sistema retributivo per chi aveva già maturato una certa anzianità contributiva.

Sistema retributivo

Il sistema retributivo calcola la pensione sulla base delle retribuzioni percepite negli ultimi anni di lavoro. In particolare, si considera la media delle retribuzioni rivalutate degli ultimi 5-10 anni per i dipendenti privati, o dell’ultimo stipendio per i dipendenti pubblici.

L’importo della pensione viene determinato moltiplicando questa media retributiva per un’aliquota di rendimento (generalmente il 2% per ogni anno di contribuzione). Con 40 anni di contributi, ad esempio, si ottiene una pensione pari all’80% della retribuzione media degli ultimi anni.

Questo sistema è generalmente più vantaggioso per il lavoratore, soprattutto se ha avuto una carriera con retribuzioni crescenti nel tempo. Tuttavia, il sistema retributivo puro si applica ormai solo a una minoranza di pensionandi.

Sistema contributivo

Il sistema contributivo, introdotto nel 1995, calcola la pensione sulla base di tutti i contributi versati durante l’intera vita lavorativa. I contributi vengono accumulati in un montante contributivo individuale, rivalutato ogni anno in base alla crescita media quinquennale del PIL nominale.

Al momento del pensionamento, il montante contributivo viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione che varia in base all’età: più tardi si va in pensione, più alto è il coefficiente e quindi l’assegno mensile. A 57 anni il coefficiente è del 4,27%, a 67 anni sale al 5,72%, a 71 anni raggiunge il 6,63%.

Questo sistema lega strettamente l’importo della pensione ai contributi effettivamente versati, penalizzando chi ha avuto carriere discontinue o con retribuzioni basse.

Sistema misto

La maggior parte dei lavoratori che andranno in pensione nei prossimi anni riceverà un assegno calcolato con il sistema misto: una quota retributiva per i contributi versati fino a una certa data (31/12/1995 o 31/12/2011) e una quota contributiva per i contributi successivi.

Chi rientra in quale sistema

La data di inizio della carriera lavorativa determina quale sistema di calcolo si applica:

Lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995: sistema retributivo fino al 31/12/2011, contributivo dal 1/1/2012 (riforma Fornero).

Lavoratori con meno di 18 anni di contributi al 31/12/1995: sistema retributivo fino al 31/12/1995, contributivo dal 1/1/1996.

Lavoratori senza contributi al 31/12/1995: sistema interamente contributivo (“contributivi puri”).

Esempio pratico di calcolo

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Consideriamo due lavoratori con la stessa retribuzione media (2.000 euro mensili) e lo stesso numero di anni di contribuzione (40 anni), ma con sistemi di calcolo diversi:

Con il sistema retributivo puro, la pensione lorda sarebbe circa l’80% della retribuzione media, cioè 1.600 euro mensili.

Con il sistema contributivo puro, ipotizzando un montante di 300.000 euro e il coefficiente a 67 anni (5,72%), la pensione lorda sarebbe circa 1.430 euro mensili.

La differenza può essere significativa, soprattutto per chi ha avuto retribuzioni crescenti nel tempo, che nel sistema retributivo pesano di più.

Come verificare la propria situazione

Per conoscere il proprio sistema di calcolo e una stima della pensione futura, è possibile accedere al servizio “La mia pensione futura” sul portale INPS (www.inps.it) utilizzando SPID, CIE o CNS. Il servizio mostra l’estratto conto contributivo e permette di effettuare simulazioni in base a diversi scenari.

È importante verificare che tutti i periodi lavorativi siano correttamente registrati, perché eventuali mancanze possono incidere significativamente sull’importo finale della pensione.

Conclusioni

Il sistema di calcolo della pensione ha un impatto significativo sull’importo dell’assegno. Chi rientra nel sistema contributivo o misto può valutare strategie per incrementare il proprio montante contributivo, come versamenti volontari, riscatto della laurea o prosecuzione dell’attività lavorativa oltre i requisiti minimi.

Fonti

• Legge 335/1995 (Riforma Dini)

• Legge 214/2011 (Riforma Fornero)

• INPS – Servizio “La mia pensione futura”