Immagina di aver messo da parte una parte del tuo stipendio per anni, ma poi ti si presenta un periodo di malattia o disoccupazione. Ti sei mai chiesto se quei momenti contano davvero per il calcolo della tua pensione? Ecco, in Italia esiste un meccanismo chiamato contributi figurativi che fa proprio questo: riconosce quei periodi come se avessi lavorato e contribuito. Ma cosa significa davvero per il tuo assegno futuro?
Come i contributi figurativi possono cambiare l’importo della pensione
I contributi figurativi sono accreditati dall’INPS in periodi in cui non ricevi uno stipendio diretto, come durante la maternità, la disoccupazione con indennità NASpI, infortuni o cassa integrazione. Questo strumento ti permette di non perdere il filo della continuità contributiva e può incidere sul calcolo della pensione finale. Un po’ come quei libretti postali che i nonni lasciavano inutilizzati, ma che poi si rivelavano una piccola risorsa inaspettata quando servivano.
Quando contano davvero i contributi figurativi
Non tutti i contributi figurativi hanno lo stesso peso. Per la pensione di vecchiaia, ad esempio, valgono per raggiungere l’anzianità contributiva necessaria e per la misura della pensione. Diverso il discorso per la pensione anticipata o per regimi speciali come Opzione Donna o Quota 100, dove spesso i contributi figurativi per malattia o disoccupazione inciampano in restrizioni e possono essere utili solo per il diritto e non per l’importo dell’assegno.
Ti viene in mente un periodo d’attesa tra un lavoro e l’altro? Quel “buco” può essere dimezzato, o addirittura azzerato, grazie a questo meccanismo.
Cosa cambia con la sentenza della Cassazione 2025
Una novità significativa è arrivata con la sentenza del 20 ottobre 2025 della Corte di Cassazione. Prima, per accedere alla pensione anticipata servivano 35 anni di contributi effettivi, escludendo molti contributi figurativi, come quelli per malattia e disoccupazione. Ora, quei periodi possono essere inclusi nel computo, rendendo possibile raggiungere la soglia necessaria più facilmente.
È come se il “salvadanaio” di anni lavorati si fosse ingrandito, portando un po’ di sollievo a chi aveva accumulato interruzioni forzate ma con il cuore sempre rivolto a mantenere la continuità contributiva.
Attenzione però ai limiti e alle eccezioni
Non tutto è rose e fiori: alcuni periodi figurativi, come quelli per lavori socialmente utili o quelli accumulati in stato di invalidità, possono valere solo per il diritto alla pensione, ma non per la sua misura. In più, per alcune misure agevolate i contributi figurativi tendono a essere più “stretti” e non sempre contribuiscono a ridurre il tempo richiesto o incrementare la rendita.
Vale sempre la pena verificare bene quale tipo di contributo figurativo può esserti utile. Niente più sorprese dell’ultimo minuto, quindi.
Come influisce sulla pensione il sistema di calcolo adottato
L’impatto dei contributi figurativi varia a seconda del sistema con cui si calcola la pensione:
Nel sistema retributivo, il calcolo si basa sulla media delle retribuzioni degli ultimi anni. Qui, i contributi figurativi di solito non riducono l’importo finale, a meno che non sostituiscano periodi con stipendi elevati con indennità più basse (come la NASpI). Niente male, vero?
Nel sistema contributivo, invece, tutto dipende dalla retribuzione su cui si è versato il contributo; gli accrediti figurativi spesso corrispondono a indennità inferiori, che possono far abbassare la pensione finale. Qui serve un occhio attento, come quando si valuta una moneta rara prima di spenderla.
Nel sistema misto, l’effetto è una combinazione dei due, a seconda del tempo lavorato in ciascun sistema.
Un piccolo trucco per gestire al meglio i contributi figurativi
Controlla sempre la tua posizione contributiva e non aspettare l’ultimo minuto: spesso è possibile presentare domande per il riconoscimento di contributi figurativi non accreditati automaticamente. Ricordati di mettere da parte questo piccolo controllo, come il nonno che non perdeva mai di vista il libretto postale nel cassetto.
Non lasciare che un periodo di pausa ti penalizzi: con un po’ di attenzione e pazienza puoi trasformare un potenziale buco nel muro in una piccola finestra aperta sulla serenità futura.