Quando si parla di assegno di mantenimento, spesso sorgono dubbi su come comportarsi con il fisco. Non tutti sanno infatti che c’è l’obbligo di dichiarare certe somme e che, in caso contrario, possono scattare conseguenze spiacevoli.
Assegno di mantenimento e dichiarazione dei redditi: cosa devi sapere
L’assegno di mantenimento può essere versato per l’ex coniuge o per i figli, ma le regole fiscali non sono le stesse. Quando l’assegno è per i figli, chi lo riceve non deve dichiarare quell’importo perché si tratta di entrate di natura alimentare, quindi esenti da tassazione. Al contrario, l’assegno versato all’ex coniuge costituisce reddito e va inserito nella sezione “altri redditi” della dichiarazione dei redditi.
Ad esempio, se Anna riceve da Marco un mantenimento mensile, lei dovrà dichiararne l’importo, anche se inferiore a una certa soglia. Se l’importo annuo resta sotto gli 8.175 euro, infatti, non scatta il pagamento delle imposte, essendo considerato dentro la cosiddetta “no tax area”.
Come funziona la tassazione e le deduzioni sull’assegno di mantenimento
Un caso particolare riguarda chi versa mensilmente l’assegno all’ex coniuge: queste somme possono essere dedotte dal reddito complessivo, abbassando quindi la base imponibile su cui calcolare le tasse. Se, per esempio, un contribuente guadagna 20 mila euro l’anno e versa 4 mila euro di mantenimento, pagherà le tasse solo sui restanti 16 mila euro.
Se invece la somma viene versata in un’unica soluzione, non è possibile beneficiare di questa deduzione. Per chi versa il mantenimento è quindi utile valutare con attenzione le modalità di pagamento, anche avvalendosi di un professionista fiscale.
Se non dichiari l’assegno di mantenimento: cosa rischi
Può sembrare una tentazione lasciare perdere la dichiarazione per risparmiare fatica o perché si pensa che non sarà mai scoperto, ma la realtà è un po’ diversa. L’Agenzia delle Entrate ha tecniche efficaci per individuare queste omissioni grazie ai controlli incrociati.
Chi versa l’assegno, infatti, lo deve indicare per ottenere la deduzione fiscale. L’ufficio delle imposte controlla così se il beneficiario sta dichiarando l’importo ricevuto. Se non lo fa, può scattare un’accertamento con sanzioni economiche chiamate “mora”.
Fortunatamente, l’illecito è amministrativo e non penale: significa che non si rischiano strascichi giudiziari gravi ma solo multe e interessi sulle somme non versate.
Come si sviluppa il controllo e quali sono i tempi
L’omessa dichiarazione può essere contestata entro 5 anni dalla fine dell’anno in cui l’assegno è stato percepito. Trascorso questo periodo, scade il diritto dell’Agenzia a intervenire. Quando arriva una comunicazione, è importante non ignorarla: si dovrà pagare quanto dovuto, altrimenti scatterà una cartella esattoriale e, in casi estremi, il pignoramento su stipendi o pensioni.
Ma se chi riceve il mantenimento ha un reddito basso e resta sotto i limiti fiscali, non si rischia nulla: l’omessa dichiarazione non comporta sanzioni perché non c’è evasione, visto che non si pagherebbero tasse in ogni caso.
Quando l’assegno di mantenimento non va dichiarato
Non sempre l’assegno di mantenimento va segnato nel 730 o nel modello Redditi. Chi percepisce mantenimento per i figli è esentato, poiché queste somme sono destinate a garantire il benessere dei minori e hanno natura alimentare.
Invece, il mantenimento versato ai coniugi deve essere dichiarato sempre, anche se di modesta entità. Questa distinzione è fondamentale per stare tranquilli e evitare guai fiscali.
Un consiglio finale: tieni tutto sotto controllo e chiedi aiuto
Conciliare gli obblighi fiscali con le esigenze familiari non è mai semplice. È essenziale conservare ricevute, assegni e copia delle dichiarazioni e, nel dubbio, rivolgersi a un consulente che conosca bene la normativa attuale.
Ricorda che una gestione attenta e trasparente dell’assegno di mantenimento aiuta a evitare stress inutili e protegge la serenità di tutti, proprio come faceva il nonno con le sue “lire messe da parte” per i tempi difficili.